martedì 4 febbraio 2014

EMERGENZA LAZIO: MENTRE QUALCUNO AFFOGA, QUALCUNO SI STRAFOGA

Mentre da venerdì 31 gennaio, quartieri come Ostia Antica, Saline, Infernetto, Bagnoletto sono sommersi dall’acqua e la gente è costretta a muoversi addirittura in canoa, sabato 1° Febbraio il Presidente e il Vice Presidente della Regione Lazio, il Presidente e l’Assessore al Welfare del Municipio X, sono alla festa di San Giovanni Bosco organizzata dalla CIOFS a Nuova Ostia, il Centro Italiano Opere Femminili Salesiane - Formazione Professionale.
In piena emergenza, mentre cittadini disperati anche a Fiumicino lanciano appelli di aiuto da quasi 48 ore, Zingaretti, Smeriglio, Tassone e Droghei, mangiano tranquillamente per due ore nel piano sotterraneo del CIOFS a pochi metri dal Tevere per promettere l’approvazione de “la nuova legge per garantire risorse e futuro ai nostri ragazzi entro giugno da parte della Giunta Regionale”.
Alcuni cittadini di Nuova Ostia alle prese con l’allagamento degli scantinati e dei cortili si sono recati presso il CIOFS per parlare con le istituzioni presenti, ma sono stati allontanati perché era “un pranzo ad invito”. Secondo quanto riferisce Emanuele Lanfranchi, capo ufficio stampa di Nicola Zingaretti, sulla bacheca facebook di una cittadina, il Governatore avrebbe il dono dell'ubiquità. Era infatti, sabato pomeriggio contemporaneamente in Via Marino Fasan, 58 a Nuova Ostia e poi all’inaugurazione dell’asilo nido a Genazzano e contemporaneamente "si trovava in regione presso la Sala Operativa della Protezione civile a monitorare insieme ai volontari la situazione". In realtà lo stato di calamità naturale viene chiesto da Zingaretti mentre sta pranzando ad una festa in piena emergenza e la notizia viene pubblicata per prima da RomaUno alle 16.37.
Anche il Presidente del Municipio X non è da meno. Secondo quanto riportato ieri da un quotidiano nazionale, da venerdì a domenica Tassone avrebbe dormito 5 ore in tre giorni “senza mollare mai il suo territorio: dal monitoraggio della zona tutta abusiva dell’Idroscalo all’odissea delle 22 famiglie sfollate e trasferite alla caserma della GdF”. Ebbene, nella zona “tutta abusiva”, Tassone non ha mai messo piede (anche perché non era allagata) e nelle due ore del pranzo era molto tranquillo e ha fatto anche un discorso particolarmente commovente sul futuro dei ragazzi, senza fare alcun accenno, così come Zingaretti, a quanto stava accadendo sul territorio.
Le polemiche sulla gestione dell’emergenza da parte soprattutto della Regione Lazio stanno montando in queste ore. Solo ieri pomeriggio, lunedì 3 febbraio, secondo il quotidiano della Capitale, “dopo giorni e giorni di nubifragi, mentre il Tevere iniziava a scendere di livello e le foto di Roma sott’acqua continuavano a rimbalzare in tutto il mondo, la Regione Lazio ha emesso un allarme valido per le prossime 36 ore - dunque fino a mercoledì - che paventa rischi per «la situazione meteo e lo stato di saturazione del suolo». «Roma compresa», si specifica - potrebbe accadere qualcosa: una frana, uno smottamento, un rigurgito di fogna, l’esplosione di un tombino o chissà cosa”.
Rimane ai cittadini l’amaro in bocca e una domanda: se il Lazio era, ed è ancora in ginocchio, e c'era una emergenza, come lo stesso Zingaretti ha dichiarato sabato alla stampa, forse ci si aspettava una partecipazione diversa da parte delle istituzioni al dramma in corso, che non è quella di stare due ore a tavola ad una festa e poi ad una inaugurazione di un asilo nido, mentre a pochi metri di distanza dal CIOFS due pattuglie della Lupa Capitolina comunicavano ai cittadini di evacuare le case perché stava arrivando la piena del Tevere.
A  poche ore dall’emanazione del decreto con cui il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha dichiarato lo stato di calamità naturale per le province colpite dal maltempo degli ultimi giorni, occorre fare qualche riflessione.

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